Accessibilità del web:intervista a Michele Diodati
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di
Marco Deseri
Michele Diodati, autore dei forum accessibili, ci racconta il suo rapporto con l'accessibilità: come ha cominciato, come lavora, e come sono nati i suoi forum.
Michele Diodati è uno tra i più noti sviluppatori web italiani ad occuparsi
seriamente di accessibilità. I suoi forum accessibili sono un punto di
riferimento per tutti gli sviluppatori attenti agli standard e al nuovo modo di
costruire il web. Lo abbiamo intervistato via mail, per scoprire il suo
percorso e il suo modo di lavorare: ne è uscito un quadro dell'accessibilità
oggi in Italia, della documentazione a disposizione di chi vuole approfondire
questi temi, oltre ad alcune idee per diventare operativi.
| D: |
L'accessibilità è una disciplina recente e non
ancora molto popolare in Italia. Come hai cominciato ad occupartene?
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| R: |
Nel ’98 lavoravo per la
E-text di Marco Calvo. In quel periodo lanciammo – come iniziativa di
Liber Liber – un progetto di traduzione in italiano delle
Specifiche HTML 4.0. Divenni il coordinatore dell’iniziativa e, come
tale, mi toccò leggere più o meno tutte le traduzioni effettuate dai volontari
che aderirono al progetto. Quando finalmente due anni dopo la traduzione integrale delle Specifiche HTML 4.0 vide la
luce, mi ero nel frattempo familiarizzato con alcuni concetti importanti per
l’accessibilità: la necessità di comporre pagine rispettose delle regole del
linguaggio HTML (ovvero rispettose della sintassi definita dalla DTD
prescelta), l’esistenza di elementi e attributi disapprovati, l’importanza di separare
il contenuto dalla presentazione del documento, la possibilità di fornire
alternative accessibili per immagini, applet, javascript e strutture a frame, e
così via.
L’interesse profondo per l’accessibilità si sviluppò tra la fine del 1999 e
l’inizio del 2000. In quel periodo scrissi in collaborazione con Giancarlo
Fornari, allora direttore dell’Ufficio informazione del Contribuente presso il
Ministero delle Finanze, un libro intitolato
“Internet per le Pubbliche Amministrazioni”, che fu pubblicato ad aprile
2000.
Nell’ambito di quel libro mi occupai di scrivere i capitoli tecnici: struttura
di Internet, motori di ricerca, hardware e software di base per navigare in
Rete, ecc. Uno dei capitoli aveva come argomento proprio le regole di
accessibilità e fu così che lessi per la prima volta le
WCAG 1.0, che erano state pubblicate da meno di un anno. Un altro dei
capitoli del libro consisteva in una valutazione sommaria di accessibilità –
basata appunto sui concetti contenuti nelle WCAG 1.0 – di buone e cattive
pratiche, scelte tra i numerosissimi siti della Pubblica Amministrazione
italiana. Fu allora che capii che c’era tantissima strada da compiere nel campo
dell’accessibilità e che, per farlo, occorreva far nascere una nuova mentalità
tra gli sviluppatori di siti, basata su una maggiore professionalità e sul
rispetto degli standard W3C.
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| D: |
La tua formazione è piuttosto inconsueta: non sono
molti gli sviluppatori ad aver letto integralmente le specifiche html 4.01. Che
impatto hanno avuto sul tuo modo di vedere il web e sul tuo lavoro?
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| R: |
Lavoro professionalmente in campo informatico fin
dall’inizio degli anni ’90, il primo abbonamento ad Internet lo sottoscrissi
nel ’95 e cominciai ad occuparmi per lavoro di sviluppo di siti web tra la fine
del ’96 e l’inizio del ’97. Dunque all’epoca in cui nacque il mio interesse per
l’accessibilità disponevo già di una serie di conoscenze di grafica e di HTML,
che mi consentivano di svolgere impaginazioni accurate usando per lo più gli
onnipresenti – allora come oggi - editor visuali.
Il fatto che, a partire dal ’98, mi sia occupato della traduzione delle
Specifiche HTML 4 e, dopo di quelle, della lettura, dell’approfondimento e
della traduzione di altri documenti W3C, mi ha messo in una condizione molto
diversa da quella tipica della maggioranza degli sviluppatori che lavorano oggi
in Italia.
La differenza è che la gran parte di coloro che sviluppano pagine web si
limita ad utilizzare gli editor visuali, disinteressandosi più o meno
completamente del codice che quelli generano. La ricerca dell’effetto visuale
desiderato mette in secondo piano qualsiasi altra considerazione relativa al
rispetto degli standard e dell’accessibilità. E questa, secondo me, è una cosa
che non va bene. Lo sviluppatore professionista dovrebbe conoscere quanto meno
il contenuto delle specifiche HTML, XHTML, CSS e WCAG 1.0. Sono i ferri del
mestiere, gli attrezzi indispensabili per svolgere il proprio lavoro con
competenza.
Direi addirittura che l’assunzione di un dipendente o di un collaboratore con
mansioni di sviluppatore di siti web dovrebbe essere subordinata
all’accertamento che quello disponga di tali conoscenze. Personalmente credo di
essere, se non l’unico, sicuramente tra i pochissimi in Italia che abbia letto
integralmente le Specifiche HTML 4.01, se non altro perché le ho tradotte in
italiano. Il mio consiglio per chi si avvicina oggi al lavoro di sviluppatore è
di impadronirsi dei ferri del mestiere: impari sì ad utilizzare DreamWeaver,
FrontPage, GoLive e compagnia bella, ma legga in primo luogo le regole per
creare pagine valide e accessibili.
In una guida sull’accessibilità che ho appena terminato di scrivere, in un
capitolo dedicato alla validazione del codice, ho effettuato un test con il
MarkUp Validation Service del W3C sulla prima pagina di Repubblica.it:
sono risultati ben 757 errori di codice! Credo che questo sia inaccettabile.
Siti come Yahoo! – che non dichiara neppure la DTD - o Repubblica.it dovrebbero
contenere codice valido e soluzioni d’impaginazione accessibili. Se ciò non
accade, è perché l’idea di sviluppo professionale tarda ancora a farsi strada.
Solo la conoscenza dei linguaggi standard può svincolare gli occupati in questo
settore da un modo così dilettantesco di lavorare, che ha effetti negativi
sull’accessibilità delle pagine web e, in ultima analisi, sulla democrazia
dell’informazione e dei servizi.
Che diresti se scoprissi che il dentista che ti ha appena chiesto 200 euro per
un’otturazione non sapesse come impugnare il trapano o fare un’anestesia?
Diresti che è un cialtrone, e ti alzeresti di corsa dalla sua poltrona. Ecco,
lo stesso dovrebbe fare un datore di lavoro che sentisse da uno sviluppatore
“professionista” frasi come queste, che a me è capitato di ascoltare: “Sì,
l’HTML. Lo conosco, lo conosco. A che versione siamo arrivati? La sette o la
otto mi pare, giusto?
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| D: |
Abbiamo parlato di documentazione e risorse. Per
le pagine html che editor usi? Usi altri strumenti per rendere più rapido il
lavoro?
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| R: |
Per scrivere pagine web uso da anni
HTML-kit, uno straordinario editor gratuito, giunto attualmente alla
versione 2.92. Non è un editor visuale, la vista predefinita è quella sul
codice. Dispone di una vasta serie di funzioni che coprono tutto l’arco delle
mie necessità, non ultima quella di controllare la conformità alla DTD
dichiarata e alcuni requisiti di accessibilità per mezzo di
HTML Tidy, integrato nel programma.
Credo davvero che un professionista non abbia bisogno di null’altro che di
HTML-kit per lavorare proficuamente. Lo uso per scrivere codice (X)HTML, CSS e
ASP e se la cava ottimamente in tutti e tre i casi: tanto sempre di testo si
tratta...
Altri programmi che adopero abitualmente sono ACDSee 4.0 e OpenOffice 1.1.0.
Per il resto la mia stazione di lavoro “predefinita” (cioè quella sulla quale
lavoro tutto il giorno) è del tutto obsoleta rispetto agli standard correnti.
Ho da oltre tre anni e mezzo un AMD 800 con 512 Mb di RAM e sistema operativo
Windows 2000 Pro, ma non sento alcun bisogno di comprare un computer più
potente: penso che le attrezzature debbano essere tarate sulla loro capacità di
svolgere con efficacia i compiti che gli richiediamo, non sul numero di Ghz a
cui Intel e AMD hanno deciso di spingere i loro ultimi processori... Lo so,
Tremonti e il Berlusca non saranno contenti delle mie affermazioni.
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| D: |
Come procedi nella verifica dell'accessibilità
delle pagine web? Quali sono gli aspetti che controlli per primi?
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| R: |
Innanzitutto la validità del codice (X)HTML e CSS
con gli appositi validatori. Dai fogli di stile cerco di eliminare anche i
problemi secondari che generano avvertimenti e non errori, ciò allo scopo di
favorire l’accessibilità fin dall’inizio.
Effettuo poi delle verifiche di buon funzionamento delle pagine con i
principali browser grafici, sia su PC sia su Macintosh (oltre al PC, ho un G4
con su due sistemi operativi Apple ed una bella schiera di browser). Per Linux
mi sto attrezzando... Effettuo naturalmente anche prove con browser obsoleti
come Netscape 3 o bacatissimi come Netscape 4 (che è stato giustamente definito
da Joe Clark il carcinoma
del Web o anche “Ebola-like” browser). Una bella prova con Lynx è naturalmente
d’obbligo, così come qualche tentativo con Jaws, di cui ho installato la demo
della versione 4.50. Però non sono nelle condizioni per capire se una pagina
funzioni davvero bene con Jaws, per cui preferisco chiedere valutazioni ad
amici non vedenti, qualora mi serva un parere preciso riferito all’uso di
questo screen reader.
In generale credo che i riscontri diretti ricevuti dagli utenti siano di gran
lunga lo strumento migliore per valutare la bontà del lavoro compiuto. A me per
fortuna capita di riceverne parecchi, grazie alla discreta popolarità raggiunta
da Diodati.org.
Ah, una cosa importante: nel controllare una pagina con più browser grafici
non mi soffermo più di tanto sul fatto che si veda allo stesso modo su tutti
(di solito non accade mai...). Mi preoccupo piuttosto che il contenuto della
pagina sia assolutamente fruibile con tutti i browser, sia quelli che
supportano i fogli di stile, sia quelli che non li supportano o che li
supportano male, sia infine quelli che trattano solo il testo come Lynx.
L’accessibilità è interessata a che i contenuti siano universalmente
accessibili, non a che le presentazioni visuali siano universalmente uguali.
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| D: |
Che rapporto hai con i validatori di codice e gli
strumenti come Bobby?
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| R: |
Penso che il vero scopo dell’accessibilità sia
fare pagine accessibili per gli uomini, non pagine che espongano bollini. Uso i
software automatici come Bobby giusto per scoprire gli errori più banali e
marchiani, come la mancanza di qualche testo alternativo. Per tutto ciò che
rappresenta l’aspetto “nobile” dell’accessibilità, cioè il significato umano
dei contenuti, mi affido alla attenta e continua revisione delle cose che
produco, nonché alle valutazioni dei diretti destinatari del mio lavoro, cioè
le persone che si collegano alle pagine da me sviluppate.
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| D: |
Nella realizzazione dei Forum Accessibili, quali
sono state le principali difficoltà che hai incontrato?
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| R: |
Sono stati tre mesi interi di difficoltà e di
sfide con me stesso. La prima sfida è stata quella di inventarmi programmatore.
Possedevo qualche rudimento di ASP, ma ho dovuto apprendere l’uso vero e
proprio di questo linguaggio di programmazione (query SQL, oggetti ADO,
Vbscript) a mano a mano che mi serviva trovare il modo di realizzare nella
pratica le funzioni che avevo in mente per i miei forum. In particolare è stata
una soddisfazione trovare un modo funzionale per creare l’albero delle risposte
concatenate ad un messaggio, riuscire a creare un valido sistema di citazioni
che fosse accessibile anche per i non vedenti, inventare un sistema lato server
per consentire agli ipovedenti di ingrandire i campi modulo, cosa che mi pare
non sia stata fatta finora da nessun altro sito.
Una seconda sfida è stata progettare un sistema di forum basato su convenzioni
diverse da quelle universalmente accettate. I miei forum infatti hanno una
struttura molto differente da quella di quasi tutti gli altri forum in
circolazione: mentre gli altri sono basati su sistemi di registrazione degli
utenti, su tabelle, su etichette piene di termini in inglese e sull’idea di
mostrare un’intera discussione, non importa quanto sia lunga, all’interno di
un’unica pagina, i forum di Diodati.org non richiedono registrazioni e login,
sono basati su elenchi annidati (o semplici), sull’uso “istituzionale” della
lingua italiana, e sull’idea di mostrare in una pagina il testo di un unico
messaggio alla volta. Ciò ha richiesto di valorizzare al massimo il sistema
delle citazioni da messaggi precedenti, allo scopo di contestualizzare sempre
il discorso, ma allo stesso tempo mi ha permesso di alleggerire enormemente il
peso materiale (in Kb) e cognitivo (in informazioni) della pagina di lettura
dei messaggi.
Il fatto che i forum che ho realizzato abbiano avuto fin dall’inizio un buon
successo mi ha ripagato della fatica compiuta e mi ha dimostrato che molte
convenzioni radicate si possono cambiare, purché le nuove siano in un certo
senso migliori – almeno limitatamente agli scopi dell’accessibilità – rispetto
alle precedenti.
I miei forum sono comunque un prodotto in continua evoluzione. Non appena
ricevo un suggerimento utile per migliorarne l’accessibilità e l’usabilità,
tento di tradurlo in pratica, compatibilmente con il sempre poco tempo a
disposizione. Colgo anzi l’occasione per ringraziare pubblicamente tutti quelli
che mi hanno dato aiuti importanti per migliorare i forum: in primo luogo
Franco Frascolla, che ha testato per due mesi interi, prima della
pubblicazione, le varie modifiche che quotidianamente apportavo, e poi Sofia
Postai, Germano Carella, Roberto Dodi, Luca Mascaro, Maurizio Boscarol, Roberto
Scano, e mi scuso con chi ho dimenticato di citare.
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| D: |
In Parlamento si sta discutendo un Disegno di
Legge sull'accessibilità. Secondo te, quali sono i punti deboli e come andrebbe
migliorato?
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| R: |
La lettura del progetto di legge Stanca mi ha
fatto sorgere due grossi punti interrogativi. Il primo è la definizione delle
regole di accessibilità a cui conformarsi. Il testo del PDL dice infatti all’art. 9 che i requisiti
tecnici per l’accessibilità, nonché le regole per valutarli, verranno stabiliti
per decreto dal Governo o, più specificamente, dal ministro per l’innovazione
tecnologica.
Non c’è alcun riferimento a normative esistenti né, quindi, alle
raccomandazioni del WAI-W3C. Ciò rientra naturalmente nella sovranità in
materia di legislazione dello Stato italiano, però questo rimandare al futuro
la definizione dei riferimenti tecnici normativi è fonte di dubbi per chi
conosce la materia. Infatti in virtù di un testo di legge così concepito, nulla
vieterebbe di creare ex novo delle regole di accessibilità proprietarie, sul
modello della Section 508 statunitense.
Ecco, io credo che quello sarebbe un grosso errore. Non solo si perderebbe
molto tempo a definire tali regole, ma si rischierebbe alla fine di trovarsi
con un sistema non omogeneo rispetto allo standard internazionale riconosciuto,
e possibile fonte di dubbi ed equivoci per gli sviluppatori. A sentire per
esempio Emily Dixon di Usable.net, che ben conosce dall’interno la Section 508,
l’applicazione di questa legge negli USA, a due anni dalla sua promulgazione,
non solo è in gran parte trascurata, ma è anche causa di notevoli problemi di
interpretazione e di comprensione.
Penso invece che all’Italia converrebbe recepire le raccomandazioni di
accessibilità definite dal WAI-W3C - soprattutto ora che stanno per nascere le
WCAG 2.0 - e sfruttare così il grande bagaglio di conoscenze ed esperienze
maturate in questo settore dagli esperti internazionali che si occupano ormai
da anni di tali raccomandazioni.
La mia proposta non è quella di recepire passivamente i documenti di
specifiche del W3C, ma di creare una commissione tecnica, in grado di fare da
cuscinetto, da interprete attivo, da consigliere, da “medico di famiglia”, per
tutta quella massa di sviluppatori che sarà interessata dall’applicazione della
futura legge e che sicuramente non possiede le nozioni per interpretare da
subito al meglio il testo delle WCAG, formulato nel linguaggio inevitabilmente
tecnico ed asettico di un documento normativo.
Il secondo punto oscuro del progetto Stanca è la faccenda dei bollini.
L’ultimo articolo del PDL, il 10, dice che il “Ministro per l'innovazione e le
tecnologie, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica”, definisce:
-
le modalità con cui può essere reso noto il possesso del requisito
dell'accessibilità;
- i controlli esercitabili sugli operatori che
abbiano reso nota l'accessibilità dei propri siti e delle applicazioni
informatiche.
In linea di principio è giustissimo che il gestore di un sito, che ha lavorato
magari duramente per rendere accessibili al meglio le sue pagine web, veda
riconosciuto pubblicamente il lavoro svolto, esibendo un bollino di conformità
che dichiari il livello di accessibilità raggiunto.
Nella pratica, purtroppo, ciò dà luogo ad immancabili abusi. Un po’ per
superficialità un po’ per malizia, la gran parte delle dichiarazioni di
conformità, esposte dai siti italiani interessati all’accessibilità, sono
fasulle: dichiarano cioè livelli di accessibilità maggiori di quelli effettivi.
E ciò è facilmente accertabile, confrontando i requisiti di conformità
richiesti dalle WCAG 1.0
con ciò che questi siti effettivamente hanno implementato nelle proprie pagine
web.
Il problema nasce dal fatto che non esiste un ente super partes che certifichi
il livello di accessibilità di una pagina o di un sito. Ma anche se un simile
ente venisse istituito con la nuova legge, il problema delle certificazioni
rimarrebbe comunque di difficilissima soluzione: non solo infatti le
valutazioni di accessibilità sono lunghe e complesse (e i siti da valutare un
numero letteralmente sterminato), ma sono anche limitate nel tempo. Il giorno
dopo aver conseguito, per esempio, una conformità al livello tripla-A delle
WCAG 1.0, basterebbe immettere nuovi contenuti non accessibili nella pagina
dichiarata conforme, per annullare la conformità e rendere del tutto fasullo il
relativo bollino.
Bisogna allora creare un sistema che sia il più possibile svincolato dalle
dichiarazioni basate sulla fiducia, cioè dai bollini esposti “a caso” dagli
stessi sviluppatori delle pagine presunte accessibili. La cosa non è affatto
semplice, e non vedo con quali strumenti il ministro Stanca pensi di far fronte
alla immensa quantità dei controlli da effettuare e alla continua variabilità
dei contenuti delle pagine in rete.
Per il momento – nell’attesa che si chiarisca la questione - suggerirei a chi
fa del bollino uno scopo in sé, di considerare che l’obiettivo vero
dell’accessibilità è produrre risorse accessibili, non glorificare gli autori
con un medagliere di “patacche”, come con una certa dose di ragione
Gianluca Troiani di Constile.org definisce i bollini rilasciati da Bobby.
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